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♻️ Toyota smonta le auto invece di costruirle: la "fabbrica circolare" che vuole azzerare i rifiuti
Marzo 25, 2026
Un parcheggio pieno di vecchie auto che aspettano non di essere vendute, ma di essere smontate pezzo per pezzo. È questo lo scenario che accoglie chi visita la Toyota Circular Factory di Burnaston, nel Derbyshire inglese — il primo impianto al mondo che il colosso giapponese ha dedicato interamente al recupero e al riciclo dei veicoli a fine vita. Aperto nell'agosto 2025, il progetto ribalta il concetto stesso di fabbrica: non si produce, si decostruisce. E ogni componente recuperato diventa materia prima per costruire le auto di domani.
Il processo è organizzato con la precisione di una catena di montaggio al contrario. In circa tre ore per veicolo, gli operai smontano sistematicamente ogni auto: prima gli airbag, poi portiere, cavi elettrici e cruscotto, quindi si eliminano tutti i fluidi residui, si rimuovono motore e trasmissione e infine si smontano le restanti componenti, dai freni agli ammortizzatori. Ogni pezzo viene poi valutato: se ancora funzionante, viene reimmesso direttamente sul mercato; se no, viene separato per materiale e avviato al riciclo per ottenere materie prime seconde. L'obiettivo dichiarato è arrivare a trattare diecimila veicoli l'anno entro fine 2026 — venti al giorno — e capire entro tre anni se il modello è economicamente sostenibile. La risposta, secondo Toyota, non sta nel vendere ricambi usati, ma nel ridurre il costo delle materie prime per i veicoli nuovi.
Un risultato concreto è già in atto sull'alluminio: i cerchi in lega recuperati dai veicoli smontati a Burnaston vengono inviati a uno stabilimento nel Galles del Nord, dove vengono integrati nei motori e nelle testate che torneranno alla fabbrica inglese per le Toyota future. Verso fine anno, il 4% di tutto l'alluminio nei motori prodotti a Burnaston sarà riciclato da altri veicoli. Un secondo impianto aprirà in Polonia nel terzo trimestre 2026, con l'ambizione di costruire una rete europea.
C'è anche una spinta normativa dietro tutto questo: il regolamento UE sui veicoli fuori uso impone alle case auto di utilizzare almeno il 15% di plastica riciclata nei nuovi modelli. Ma al di là delle leggi, Toyota sta raccogliendo dai veicoli smontati dati preziosi per i progettisti: scoprire che certi componenti sono uniti con clip anziché con colle, per esempio, potrebbe cambiare il modo in cui vengono assemblate le auto del futuro — rendendole più facili da smontare, riparare e riciclare.
Una visione che ricorda quanto la vita di un'auto non finisca mai davvero al momento della rottamazione — e quanto la cura con cui viene mantenuta nel tempo, revisioni incluse, contribuisca a preservarne il valore fino all'ultimo chilometro.
