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🏭 Stellantis "Fastlane 2030": tutto sugli USA, l'Europa si restringe e l'Italia rischia di restare a mani vuote

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Il piano industriale di Stellantis ha un nome — Fastlane 2030 — e una direzione inequivocabile: gli Stati Uniti. L'amministratore delegato Antonio Filosa ha presentato il 21 maggio una strategia da 60 miliardi di euro che prevede il lancio di 60 nuovi modelli entro il 2030, con l'obiettivo di portare i ricavi da 154 a 190 miliardi e raggiungere un margine operativo del 7%. Il 60% degli investimenti in brand e prodotti andrà al Nord America, mentre l'Europa viene affidata a un modello di partnership con costruttori cinesi: Leapmotor in Spagna e Dongfeng in Francia. L'idea è chiara — Stellantis fornisce fabbriche, rete commerciale e relazioni politiche, i cinesi sviluppano i prodotti — una formula che solleva più di qualche interrogativo sul ruolo futuro dei marchi europei.

La prima conseguenza concreta è una riduzione della capacità produttiva europea di 800.000 unità, passando da 4,65 a 3,85 milioni di veicoli annui. Filosa ha assicurato che non ci saranno chiusure di stabilimenti, puntando invece su conversioni — come già deciso per Poissy in Francia — e sulla condivisione degli impianti con i partner cinesi. Ma la classifica interna tra i marchi è spietata: Jeep, Fiat, Peugeot e Ram diventano brand "globali" con investimenti prioritari, mentre Alfa Romeo e Lancia vengono retrocessi a marchi "regionali", con appena due nuovi modelli Alfa previsti fino al 2030 e Lancia che finirà sotto l'ombrello di Citroën come "specialty brand". Su Maserati, silenzio totale fino a dicembre.

Per l'Italia il quadro è il più preoccupante. La Spagna — scelta come hub per Leapmotor e la gigafactory con CATL — è la grande vincitrice del piano. La Francia conserva il vantaggio dell'accordo con Dongfeng. L'Italia resta con una sola certezza concreta: il progetto e-car a Pomigliano d'Arco, dove dal 2028 verranno prodotti due modelli di Fiat e Citroën. Per il resto — Mirafiori, Cassino (ferma da mesi con appena 22 giorni lavorativi e meno di 4.000 vetture prodotte nel 2026), Termoli — nessuna garanzia. I sindacati parlano di piano "insufficiente" e chiedono l'apertura di un tavolo urgente a Palazzo Chigi. Il titolo in Borsa ha risposto con un -2% nella giornata della presentazione.