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🇩🇪 Dopo Volkswagen anche BMW pronta a tagliare i modelli: la crisi dell'auto tedesca si allarga a tutto il settore premium

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Dopo il taglio drastico annunciato dal gruppo Volkswagen, anche BMW si prepara a ridurre significativamente la propria gamma di modelli, segnando l'ennesimo capitolo della crisi che attanaglia l'industria automobilistica tedesca.

Le vittime già designate a Monaco
BMW ha già iniziato a ridurre l'offerta senza dare un successore a modelli come la X4, la Serie 8 in tutte le sue varianti (coupé, cabrio e gran coupé) e soprattutto a un'icona storica del marchio come la Z4. A rischio ci sarebbero anche modelli più recenti come la iX e la XM, segno che la razionalizzazione non riguarda solo le vetture più datate ma tocca anche prodotti relativamente giovani nel listino.

Il precedente di Volkswagen
La mossa di BMW segue l'annuncio del gruppo Volkswagen, che a luglio ha comunicato una razionalizzazione della gamma fino al 50%, passando dagli attuali circa 150 modelli a una selezione molto più ristretta, concentrata nei segmenti di mercato più attrattivi. Parallelamente, Wolfsburg ridurrà la complessità dell'offerta, comprese le varianti di equipaggiamento disponibili, fino al 75%. Il piano complessivo prevede anche una riduzione della capacità produttiva da 10 a 9 milioni di veicoli l'anno e coinvolge la possibile chiusura di quattro stabilimenti tedeschi (Hannover, Emden, Zwickau e lo stabilimento Audi di Neckarsulm), con fino a 100.000 posti di lavoro a rischio.

Un settore sotto pressione da ogni fronte
Il quadro complessivo racconta di un'industria in affanno strutturale: Volkswagen, BMW e Mercedes hanno perso complessivamente 2,6 milioni di vendite nel giro di cinque anni, l'equivalente della produzione di una decina di fabbriche di medie dimensioni. Solo tra aprile e giugno 2026, BMW ha registrato un calo delle consegne globali del 4,9%, con un crollo superiore al 30% sul mercato cinese, parzialmente compensato dalla crescita in Stati Uniti ed Europa; la Casa bavarese aveva già annunciato il taglio di circa 8.000 posti di lavoro entro fine 2027, sfruttando turnover naturale e uscite volontarie.

Le cause sono molteplici e si sommano tra loro: la stagnazione delle immatricolazioni in Europa, la crescente concorrenza dei marchi cinesi sia in patria che sui mercati terzi, e i dazi imposti sia da Pechino che da Washington, che colpiscono duramente un modello di business tedesco storicamente fondato sull'esportazione di auto prodotte in Europa verso il resto del mondo. Un modello che, secondo il CEO di Volkswagen Oliver Blume, "ci ha dato grandi soddisfazioni per anni, ma nel mondo di oggi non funziona più".