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🔋 Batterie delle auto elettriche: dove finiscono davvero? Il nuovo decreto cambia tutto
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Una delle domande più frequenti di chi valuta il passaggio all'elettrico riguarda la batteria esausta: inquinerà di più di un motore a combustione? La risposta, grazie al nuovo quadro normativo, sta diventando sempre più rassicurante. Il Decreto Legislativo 29/2026 — entrato in vigore il 7 marzo scorso — ha allineato l'Italia al Regolamento europeo sulle batterie (UE 2023/1542) introducendo obblighi più stringenti, nuovi obiettivi di raccolta e una classificazione aggiornata che riguarda tutte le batterie: dalle auto elettriche agli scooter, dalle bici alle pile portatili.
Il sistema non cambia nella sua architettura di base — raccolta e recupero restano a carico dei produttori, proporzionalmente a quanto immesso sul mercato — ma gli obiettivi diventano decisamente più ambiziosi. Per le batterie portatili si punta al 63% di raccolta entro il 2027 e al 73% entro il 2030. Per le batterie di e-bike, ciclomotori e scooter elettrici gli obiettivi sono del 51% entro il 2028 e del 61% entro il 2031. Il tutto accompagnato da nuovi requisiti di contenuto riciclato, etichettatura più dettagliata e un passaporto digitale che rende tracciabile l'intero ciclo di vita di ogni batteria — dalla produzione al riciclo — accessibile a consumatori, autorità e operatori di filiera. Lo abbiamo approfondito con Marco Ferracin, manager di SAFE-Hub delle Economie Circolari, che coordina tra gli altri ECOPOWER, il consorzio dedicato alle batterie esauste con tra i suoi membri importanti case automobilistiche.
Il punto più interessante per chi guida un'auto elettrica oggi riguarda l'indipendenza strategica: riciclando in modo efficiente i minerali contenuti nelle batterie — litio, cobalto, nickel, manganese — l'Europa riduce la propria dipendenza dalle materie prime cinesi e africane. In un contesto geopolitico instabile, è una scelta che va ben oltre l'ambiente. Per le imprese della filiera, invece, la sfida è concreta e immediata: non basta più pagare un contributo al consorzio di riferimento, occorre ripensare i modelli operativi e di approvvigionamento prima che le scadenze normative impongano passi troppo lunghi della gamba.
Una trasformazione silenziosa ma profonda, che riguarda tutto l'ecosistema dell'auto — compreso il lavoro di chi ogni giorno si occupa di revisioni e manutenzione su veicoli sempre più elettrificati.
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