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🇨🇳 Auto cinesi, il grande segreto del motore 1.5: stesso schema, costi bassi e una strategia che conquista i mercati
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Quasi tutte le auto cinesi non elettriche montano un motore 1.5 a benzina, spesso turbo, ed è tutt’altro che una coincidenza. Dai modelli a benzina agli ibridi full e plug-in, passando persino per alcune versioni a GPL, questa cilindrata è diventata una sorta di standard industriale per molti costruttori cinesi.
La ragione è prima di tutto pratica. Il 1.5 offre un buon equilibrio tra prestazioni, consumi e costi di produzione, ed è abbastanza versatile da essere adattato a SUV, berline e crossover di segmenti diversi. In più, in vari mercati del Sud-Est asiatico le cilindrate fino a 1.5 litri godono di una tassazione più favorevole, con dazi e imposte più bassi rispetto ai motori più grandi. Per le case cinesi, quindi, si tratta di una scelta tecnica ma anche commerciale.
C’è poi un altro aspetto decisivo: la standardizzazione. Negli anni Duemila molte auto cinesi usavano motori di derivazione Mitsubishi, ma oggi la produzione è in gran parte interna o legata a partnership industriali più evolute. Chery, ad esempio, ha sviluppato la famiglia Acteco con il supporto di AVL, mentre BYD e Lynk & Co hanno messo a punto propulsori proprietari da 1.5 litri. Questo consente economie di scala, semplifica la produzione e rende più facile esportare con un prodotto competitivo.
Il risultato è un motore diventato quasi un marchio di fabbrica dell’automotive cinese: efficiente, economico e adattabile a più tecnologie. Un modello industriale che racconta bene la capacità dei costruttori cinesi di muoversi con pragmatismo, puntando su soluzioni concrete più che su scelte di immagine.
E per chi guida ogni giorno, la lezione è semplice: quando un progetto tecnico è ben studiato, può fare la differenza anche in termini di affidabilità, consumi e manutenzione. Per questo controlli e revisioni restano fondamentali, qualunque sia il motore sotto il cofano.
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