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📊 Marzo in positivo per il mercato auto italiano, ma è una crescita di facciata: il settore resta fragile
Aprile 1, 2026
Le immatricolazioni di marzo 2026 segnano un +7,6% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso, con 185.367 vetture targhe e un primo trimestre chiuso a +9,2%. Numeri che sembrano buoni, ma che raccontano una storia più complicata. Dietro la crescita si nasconde infatti un mix di fattori artificiali destinati ad esaurirsi: la coda degli incentivi all'elettrico prenotati a fine 2025, le auto-immatricolazioni dei concessionari (le famose "km zero") utilizzate per chiudere i bilanci di trimestre, e persino un giorno lavorativo in più rispetto all'anno scorso. Tanto che oltre un terzo di tutte le targhe del mese si è concentrato negli ultimi tre giorni di marzo — un'accelerazione che dice tutto sulla tensione commerciale del momento.
La composizione del mercato racconta invece una trasformazione ormai strutturale e irreversibile. L'ibrido supera il 50% di quota, le plug-in crescono di quasi il doppio rispetto all'anno precedente, il full electric segna un +70% (trainato però dagli incentivi). Benzina e diesel, al contrario, continuano a scendere senza segnali di inversione. Nel frattempo il parco circolante italiano continua ad invecchiare: sempre più automobilisti scelgono l'usato, incluse vetture che in passato sarebbero finite direttamente in rottamazione. Un segnale chiaro che il potere d'acquisto fatica e che la domanda di auto nuove, senza sostegni pubblici, rimane debole.
A pesare sulla filiera c'è anche un problema finanziario concreto: i concessionari hanno anticipato di tasca propria i voucher degli incentivi statali e attendono ancora i rimborsi, con evidenti ricadute sulla liquidità delle reti di vendita. Non a caso, secondo il Centro Studi Promotor, oltre la metà dei dealer segnala un basso livello di ordini e affluenza, e solo il 10% si aspetta una crescita nei prossimi mesi. Il mercato italiano nel 2019 superava 1,9 milioni di immatricolazioni; la previsione per il 2026 si ferma intorno a 1,57 milioni. Un gap che, nelle condizioni attuali, appare sempre più difficile da colmare.
